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Nel cerchio dell’alba indissolta
rimane un profumo di petali spenti.
Le tue dita, più antiche del tempo,
sfiorano mondi tra rune in tormento.
Una candela si piega alla soglia,
chiama il mio nome senza voce,
la mia voce senza nome,
la mia faccia senza volto.
Ed io, con la pelle in ascolto,
raccolgo i frammenti
della vitrea notte che cade in silenzio.
Nel varco dove la notte si addensa,
si raccoglie il respiro esalato di fiori perduti.
Le mie dita, più antiche del buio,
sfiorano crepe tra vuoti mondi in silenzio.
Un’ombra si leva dalla soglia,
porta il tuo nome senza forma,
la tua forma senza nome,
il tuo volto senza memoria.
E tu, con il sangue in ascolto,
ricomponi i frammenti
dell’aurora infranta che torna a cercarci.
L'alba della notte,
giunta silenziosa,
spense l'abatjour del tempo.
Quanta luce il buio!